Storie & note

Porretta Soul Festival: il sogno (molto soul) della East Side Blues Band

La East Side Blues Band sogna il Porretta Soul Festival: soul, rhythm & blues e blues tra Otis Redding, Aretha Franklin e la grande tradizione di Memphis

Di East Side Blues Band5 min di lettura Aggiornato:

In breve

Dreaming Porretta Soul Festival

C’è chi sogna di vincere il SuperEnalotto. C’è chi sogna una casa al mare. Noi della East Side Blues Band abbiamo un sogno più specifico, più sudato e decisamente più ritmato: suonare un giorno al Porretta Soul Festival.

Sì, lo sappiamo: Porretta Terme non è Memphis. Non c’è il Mississippi, non ci sono i neon di Beale Street e, a nostra conoscenza, nessuno ha mai visto un cinghiale indossare un panciotto di velluto mentre suona il basso. Eppure, ogni luglio, quel piccolo paese dell’Appennino bolognese diventa uno dei posti più “americani” d’Europa: il Rufus Thomas Park si riempie di voci, fiati, hammond, chitarre e ballerini che sembrano aver ricevuto il loro ritmo direttamente dalla Stax Records.

Perché proprio Porretta?

Il Porretta Soul Festival non è una semplice rassegna di concerti: è nato nel 1988 come omaggio a Otis Redding e nel tempo ha portato sul palco nomi enormi della musica soul, tra cui Isaac Hayes, Wilson Pickett, Solomon Burke, Percy Sledge, Irma Thomas, Mavis Staples, Booker T. & the M.G.’s e The Memphis Horns.

Per una band che suona soul, rhythm & blues e blues, è un po’ come essere una trattoria romana e sognare di cucinare in Vaticano: ambizioso, forse irrealistico, ma comunque un obiettivo che ti fa rivedere il modo di impastare.

Noi, dal 2018, costruiamo i nostri concerti attorno ai grandi classici americani degli anni Cinquanta, Sessanta e Settanta: Otis Redding, Ray Charles, Wilson Pickett, Aretha Franklin, Etta James, Tina Turner, Stevie Wonder e, ovviamente, qualche incursione nel territorio dei Blues Brothers.

In pratica: se il Porretta Soul Festival fosse una cena, noi siamo quelli che arrivano con la pentola già calda e chiedono, con un sorriso troppo fiducioso, se c’è posto per una portata in più.

Il nostro repertorio, secondo Porretta

Immaginate la selezione per il palco del Rufus Thomas Park.

  • Otis Redding: obbligatorio. Se non lo citi, a Porretta probabilmente ti chiedono di consegnare il sax e uscire lentamente dal parco.

  • Wilson Pickett: perché un buon horn section deve poter urlare “Everybody needs somebody” senza vergogna.

  • Aretha Franklin: per la nostra sezione vocale, che ogni tanto pretende di essere due Aretha contemporaneamente.

  • Ray Charles: perché il soul vero inizia quando il pianoforte prende il controllo della serata.

  • Etta James e Tina Turner: per ricordarci che l’energia sul palco non è un optional, è una responsabilità civile.

  • Blues Brothers: perché prima o poi qualcuno dovrà spiegare al pubblico perché undici persone sul palco sembrano essere in fuga da un matrimonio a Chicago.

E sì: abbiamo sax tenore, trombe, trombone, tastiere, due voci, chitarra, basso e batteria. Siamo consapevoli che siamo una band numerosa. Ma il soul, come le portate della nonna, non si fa mai “in versione light”.

Cosa ci insegna il festival

Porretta ci ricorda una cosa semplice: il soul non è solo un genere musicale. È il modo in cui una sezione fiati entra nel posto giusto, il modo in cui una voce trattiene il respiro prima di rilasciarlo, il modo in cui il pubblico smette di guardare il telefono perché il groove ha preso il comando.

L’edizione 2026, svoltasi dal 23 al 26 luglio, ha confermato questa vocazione con artisti come Curtis Salgado, Eric Gales, Lenny Williams, Thornetta Davis, Tad Robinson e la Memphis Music Hall of Fame Band.

Noi ascoltiamo quei nomi e pensiamo: “Bene, forse un giorno anche noi”. Poi guardiamo il nostro calendario concerti, vediamo il carico della macchina e pensiamo: “Prima però impariamo a caricare l’ampli senza farlo rotolare sul piede del trombonista”.

Il nostro piano per arrivare a Porretta

Non abbiamo ancora una data confermata al festival. Ma abbiamo un piano.

  1. Suonare ogni sera come se il pubblico fosse il comitato di selezione del Porretta Soul Festival.

  2. Tenere la sezione fiati più affilata di un coltello da cucina.

  3. Non fare mai una versione di “(Sittin’ On) The Dock of the Bay” più lunga di dieci minuti, per rispetto di Otis e del pubblico.

  4. Continuare a portare soul, blues e rhythm & blues nei club, nelle feste e nei matrimoni, perché le grandi scene iniziano sempre dai palchi piccoli.

  5. Continuare a sognare Porretta. Magari con un biglietto di andata già stampato e il ritorno da decidere dopo il soundcheck.

Se cercate una band soul a Milano

Se state organizzando un evento, un matrimonio, una festa o una serata e cercate una band soul, blues e rhythm & blues a Milano, la East Side Blues Band porta sul palco un repertorio che va dai classici americani al groove più ballabile. E sì: proviamo ogni giorno a suonare come se Porretta stesse guardando.

Perché, alla fine, il sogno non è solo suonare al Porretta Soul Festival. Il sogno è far sentire il pubblico, anche per una sera, quella cosa che Otis, Aretha, Ray e Wilson hanno lasciato in eredità: la sensazione che la musica sia fatta per muoversi, cantare e dimenticarsi di tutto il resto.

Vuoi portare questo suono al tuo evento? Scrivici per il booking della East Side Blues Band.